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Recensioni: Pax Americana

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Logo di Multiversity: Pax Americana. © degli aventi diritto

Logo di Multiversity: Pax Americana. © degli aventi diritto


E’ appena stato pubblicato dalla Lion Multiversity: Pax Americana, numero speciale connesso all’evento Multiversity, ideato e scritto da Grant Morrison, coadiuvato da vari disegnatori famosi.
Il numero in questione è disegnato da Frank Quitely, già visto su Authority e All-Star Superman, sempre su tetsi di Morrison, qui in grandissima forma, tanto da rendere al meglio le circonvoluzioni della scrittura di Morrison, mai così labirintica e complessa. Lo scrittore scozzese ha imbandito un piano ampio e complesso che ha a che fare con il Multiverso DC, l’insieme delle 52 Terre che compongono il vasto affresco narrativo della DC Comics, casa editrice di Superman, Batman e Flash.
La sintesi della serie è semplice: qualcosa sta corrompendo e portando all’autodistruzione, una dopo l’altra, tutte le Terre del Multiverso. Il veicolo principale di questa corruzione è un fumetto che infetta chiunque lo legga con questa corruzione, aprendo la strada alla distruzione della Terra.
Pax Americana si inserisce in quetso affresco, ma merita un posto particolare, perché è un’operazione molto delicata e rischiosa. La Terra di Pax Americana, infatti, non è una Terra “nuova”, come le altre viste nei primi nuemri, ma una Terra che ha una sua storia, in quanto è la Terra in cui vivono e agiscono gli eroi della defunta Charlton Comics, acquisita dalla DC negli anni ’80, poco prima del megacrossover Crisis on the infinite Earths. Captain Atom, Nightshade, sgt Steele, Peacemaker, Question e Blue Beetle non sono personaggi nuovi di zecca o “versioni alternative” degli eroi più famosi della DC, ma personaggi autonomi, poi confluiti nel grande calderone DC. Ma ad un lettore attento non sarà sfuggito un particolare: sono anche i personaggi su cui Alan Moore ha costruito il suo Watchmen.
Cover del volume riedizione recente di Watchmen di Akan Moore e Dave Gibbons. © aventi diritto

Cover del volume riedizione recente di Watchmen di Akan Moore e Dave Gibbons. © aventi diritto

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Ebbene, Morrison procede ad un lavoro di cesello che riprende i personaggi originali, aggiornandoli tenendo conto della visione distopica di Moore. E’ evidente, ad esempio, che il Captain Atom di Morrison è più simile al Dr Manhattan che all’originale Captain Atom o alla versione post-Crisis della DC stessa.
Captain Atom, da Multiversity. Pax Americana Tavola 14 vignetta 1 testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely © aventi diritto

Captain Atom, da Multiversity. Pax Americana Tavola 14 vignetta 1 testi di Grant Morrison disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto


Pinup di Captain Atom. © aventi diritto

Pinup di Captain Atom. © aventi diritto


Dr Manhattan protagonista di Watchmen © degli aventi diritto

Dr Manhattan protagonista di Watchmen © degli aventi diritto


Vi compaiono, ovviamente, anche citazioni provenienti da altre fonti, come la vignetta sotto riportata, che riecheggia le soluzioni Opart e psichedeliche di Steve Ditko ai tempi di Nick Fury, agent of the SHIELD e Captain America.
Multiversity: Pax Americana, Tavola 4 vignetta 1, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © aventi diritto

Multiversity: Pax Americana, Tavola 4 vignetta 1, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © aventi diritto


Ma la sostanza è, ovviamente, il Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons, che troneggia come riferimento immediato. La riscrittura dei personaggi risente, ovviamente, delle poche pagine a disposizione (solo 22), oltre che della sceneggiatura contorta e dispersa su diversi piani temporali, per cui alcuni personaggi, come Question o Captain Atom, appaiono meglio tratteggiati, mentre alcuni, come il vicepresidente, sono personaggi ombra, la cui presenza e le cui intenzioni si intuiscono e si interpretano ma non si vedono chiaramente nella narrazione, mentre altri, come Nightshade, sono appena abbozzati e poco credibili o addirittura fanno solo da sfondo.
Certo, le strategie narrative utilizzate non sono sempre originali.
Ad esempio, l’albo si apre con una sequenza in reverse con l’omicidio di un presidente degli USA ad opera del superagente Peacemaker che ricorda l’omicidio di Kennedy, tecnica già vista nella sequenza di apertura del film di Kick-Ass, tratto da un fumetto indie. Tuttavia, vale la pena di far rilevare che la scena si confronta con la morte di Comedian all’inizio di Watchmen, per l’epoca almeno, originale, narrata in soggettiva dalla parte del killer.
Multiversity: Pax Americana, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. Tavola 2 vignette 5-8. © degli aventi diritto

Multiversity: Pax Americana, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. Tavola 2 vignette 5-8. © degli aventi diritto



Oppure il vicepresidente e Nightshade che scendono le scale in una sequenza che ricorda una scena con Lex Luthor in All-Star Superman degli stessi autori.
Multiversity: Pax Americana, Tavola 6 vignette 4b-10, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto

Multiversity: Pax Americana, Tavola 6 vignette 4b-10, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto


All-Star Superman, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto

All-Star Superman, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto



In ogni caso, è evidente lo sforzo di portare al limite le regole del fumetto demistificando la struttura narrativa del fumetto. Il tempo del fumetto, fintamente lineare, si scompone in una miriade di flashback e flashforward che replicano il concetto di tempo quadridimensionale di Captain Atom / Dr. Manhattan. Al tempo scomposto corrisponde un sistema di rimandi e di eco al cui vertice si colloca il fantomatico “algoritmo otto”, il concetto supermatematico scoperto da Nora O’Rourke, compagnia di Peacemaker, che è in realtà il simbolo dell’infinito ruotato di 45°, il nastro di Mobius. E tutta la storia è basata sulla ripetitività, sul modello del nastro di Mobius, tanto che la stessa immagine, quella del fantomatico “otto”, apre e chiude la storia: il simbolo della bandiera in fiamme nella prima vignetta di tavola 1 è un otto così come un otto sembra la mascherina che il giovanissimo futuro presidente Haley sfila al padre dopo averlo involontariamente ucciso nella vignetta 8 di pagina 24.

Multiversity: Pax Americana Tavola. 1, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto

Multiversity: Pax Americana Tavola. 1, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto


Nastro di Mobius realizzato dal disegnatore Escher

Nastro di Mobius realizzato dal disegnatore Escher


Multiversity: Pax Americana, Tavola 24, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto

Multiversity: Pax Americana, Tavola 24, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto


una rappresentazione del nastro di Mobius


Dietro il disegno ordinato c’è un loop ricorsivo da cui i personaggi non riescono a liberarsi, una ricorsività che, nel narrare la natura stessa del media fumettistico, condannato ad una continua rilettura e quindi ripetizione identica di se stesso, mette a disagio perché suggerisce qualcosa a proposito della ripetitività della vita anche del lettore. In cosa siamo diversi dai personaggi dei fumetti? Loro sono virtualmente immortali.

Noi no.

Multiversity: Pax Americana Tavola 7, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto

Multiversity: Pax Americana Tavola 7, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto


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