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Anime del passato: Shin Getter Robot – Change!! – L’Ultimo Giorno Del Mondo

Oggi parliamo di una serie anime che ha tentato di far rivivere uno dei robottoni tanto cari alla generazione cresciuta con Mazinga Z ecc…, ovvero Getter Robot. la serie ha per titolo (molto lungo, a dir il vero) “Shin Getter Robot – Change!! – The last days, L’Ultimo Giorno Del Mondo” e riprende il titolo della seconda serie anni ’70, Shin Getter Robot (in Italia nota solo come “Getter Robot”, mentre la prima venne presentata come un inattendibile “Space Robot”).

Shin Getter Robot e alcuni protagonisti della serie

La serie è statt trasmessa dal canale satellitare a pagamento “Man-Ga” di recente ed ha destato parecchia attenzione, sia per il background della serie, sia soprattutto per l’eccessiva violenza che caratterizza tutta la narrazione e l’esagerazione e la forzatura dei caratteri dei personaggi. I robot componibili che appaiono sulla scena dei tredici episodi in realtà sono molti, spesso distrutti in violentissime battaglie, e diverse versioni di Getter combattono gli invasori mutaforma insieme a robot di tutt’altra natura di quanto rimane dell’esercito terrestre.

Shin Getter Robot black

Trama

In un prossimo futuro, una forma di vita aliena tenta di invadere la Terra. Il professor Saotome, scopritore dei raggi Getter che hanno contribuito alla prosperità della Terra, assieme ad una squadra di scienziati, crea l’arma destinata a sconfiggere gli invasori: il Getter Robot e l’ultima battaglia, combattuta sulla Luna, vede la sconfitta degli alieni che vengono sterminati.
Terminata la guerra, il professor Saotome viene assassinato, e Ryoma, scoperto sul luogo del delitto con in mano una pistola, viene ritenuto responsabile dell’accaduto, e rinchiuso in un carcere di massima sicurezza.

Shin Getter Robot in combattimento

Anni dopo accade l’impensabile: il professor Saotome misteriosamente riappare, ma sembra impazzito.
Alleato con una razza aliena viscidiforme, è alla guida di un gigantesco esercito di cloni di Getter Robot, potente mecha alimentato a raggi Getter, e mira con essi a distruggere l’umanità come gesto di vendetta per la morte di sua figlia Michiru, avvenuta anni prima per mano, a suo giudizio, dei suoi ex allievi Ryoma e Hayato. In realtà la ragazza si è suicidata appena accortasi di essere diventata ospite di un alieno mutaforma.

Per far fronte alla nuova minaccia, le Nazioni Unite decidono di rimettere Ryoma in libertà, ed assegnargli un Getter Robot per il suo scopo di fermare l’invasione.
La squadra Getter si riunirà nuovamente per combattere la nuova minaccia costituita dal professore e dalla malefica razza aliena di conquistatori.
Per distruggere i piani del loro ex amico i tre piloti originali tornano alla guida del Getter Robot originale, ma la feroce battaglia porta all’attivazione di potentissime armi di distruzione di massa. Sobillato da invasori alieni infiltrati, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU tenta di annichilirle con una bomba a protoni, ma questo porterà, oltre a milioni di vittime, anche alla dispersione di radiazioni Getter su tutto il pianeta, con conseguente cancellazione di buona parte dell’umanità.

Il prof. Saotome

Elenco episodi

1 RINASCITA – Centro ricerche Saotome-La fortezza del male-
2 MINACCIA – Shin dragon Dio o Demone!-
3 DISTRUZIONE – Addio Getter!-
4 VIOLENZA – La terra trema!-
5 ATTACCO – i nuovi guerrieri!-
6 INCUBO – La verità rivelata-
7 BATTAGLIA – L’esercito dei robot!-
8 MORTE – La distesa di ghiaccio si tinge di sangue!-
9 TRAPPOLA – Scontro tra i grattacieli!-
10 DISCESA – Il demonio solca i mari del sud!-
11 INVASIONE – Gli spiriti tornano alla vita!-
12 TERRORE – Un’anima caduta in frantumi!!
13 LAMPI – La fine dell’evoluzione

CAST

Ryoma Nagare – Francesco Prando
Hayato Jin – Sergio Di Stefano
Kei – Ilaria Latini
Benkei Kuruma – Angelo Nicvotra
Go – Patrizio Prata
Gai – Simone Mori
Cowen – Alessandro Rossi
Stinger – Mino Caprio
Professor Saotome – De Ambrosis
Musashi – Marco Mete
Professor Shikishima – Giorgio Lopez
Genki Saotome – Gemma Donati
Michiru Saotome – Barbara De Bortoli
Furuta – Fabrizio Manfredi
Schwarz – Francesco Pannofino
Tenente Yamasaki – Cristina Borashi
Narratore – Sandro Iovino, Francesco Bulckaen (anticipazioni)

Cartellone della serie con il robot  e i tre piloti

La sigla originale

Sezione dedicata alla serie nell’Enciclopedia dei Robot:

Recensioni Superfumetti

Riprendiamo, dopo la pausa estiva, la pubblicazione dei post sul fumetto…

Copertina del n. 1 dell'iniziativa dedicata a Nick Carter

Copertina del n. 1 dell’iniziativa dedicata a Nick Carter

La casa editrice Mondadori ha di recente lanciato una nuova iniziativa editoriale relativa al mondo del fumetto: Superfumetti. la pubblicazione settimanale ripropone (per l’ennesima volta?) al grande pubblico personaggi e storie che hanno alimentato la fantasia di chi, come colui che scrive, era ragazzino negli anni ’70 attraverso le famosissime e oggetto di una nostalgica revisione già da alcuni anni. La serie da subito non si presenta molto bene. Il primo numero, dedicato ovviamente a Nick Carter, l’eroe appositamente ideato da Bonvi e Guido De Maria per il contenitore di “fumetti animati” “Gulp! Fumetti in TV” lanciato dalla RAI nel 1972, si presenta con una grafica minimale blu e terra di siena, e questo può andar bene, dato che punta sulla nostalgia di chi era giovane o bambino in quegli anni. Meno accettabile è la totale assenza di redazionali, se si esclude la breve introduzione, due facciate di testo circondato da immagini dei personaggi in bianco e nero che appena riesce a collocare il prodotto nella temperie storica e culturale di quegli anni. Manca completamente qualunque riferimento bibliografico, pur minimo, per sapere dove e quando sono state pubblicate le storie riportate nel volume, come anche da chi sono state scritte e disegnate, mentre appena un accenno viene fatto ai creatori del personaggio e alla genesi e ai riferimenti letterari e non del personaggio stesso (Nick Carter, il detective infallibile delle Dime novels, ma anche le storie e i personaggi parodiati, ad esempio King Kong, che rischiano di perdere efficacia). Totalmente assente anche l’apparato delle note che, invece, sarebbe opportuno per comprendere a pieno i numerosi riferimenti più o meno evidenti nelle storie, cosicché il lettore di età giovanile non li (ri)conosce neppure, il lettore nostalgico e “non più giovanissimo” si ritrova comunque un prodotto poco efficace.
Cover del n. 2 dedicata a Spiderman

Cover del n. 2 dedicata a Spiderman

La musica non cambia con il n. 2, adesso in edicola, dedicato niente meno che a Spiderman, alias L’Uomo ragno. Quanto sopra vale anche per i personaggi, gli autori, il contesto storico e sociale di riferimento ecc… In più, va detto che la scelta delle storie è alquanto opinabile. Manca, ad esempio, alcun accenno all’origine segreta dell’arrampicamuri di quartiere, mentre compare un team up (cioè l’incontro/scontro con un altro supereroe) alquanto discutibile con Johnny Storm, alias Human Torch (la Torcia umana dei Fantastici Quattro), non una delle prove migliori di Jack Kirby, fortemente penalizzato nel suo dinamismo dalle chine di Steve Ditko. Interessante la scelta della storia in due parti disegnata da Steve Ditko in cui Peter Parker rischia seriamente di rimetterci la pelle contro Dr. Octopus mentre zia May giace in fin di vita in un letto di ospedale, ma lo scontro con il Fenomeno (Juggernaut in originale), fratellastro inarrestabile del prof. Xavier, mentore degli X-Men rimane per lo più incomprensibile perché privato del contesto narrativo (chi è Madame Web, che rapporto ha con Spidey?). Le note, poi, completamente assenti, sarebbero state fondamentali per una serie complessa e ricca di stravolgimenti e di personaggi secondari e non (chi sono il Dr. Octopus, Betty Brant Leeds, il dr. Connors (alias Lizard), Gwen Stacy, il prof. Warren (the Jackal), Black Tom Cassidy e Glory Grant? Che rapporti ha Doc Ock con zia May? e Madame Web con Spidey?).
Non ci siamo, si può decisamente fare di meglio.

Valutazione:
iniziativa: 2/5
storie: 3,5/5

Link al sito:
http://www.mondadoricomics.it/news/novita/superfumetti

Recensioni: Pax Americana

Logo di Multiversity: Pax Americana. © degli aventi diritto

Logo di Multiversity: Pax Americana. © degli aventi diritto


E’ appena stato pubblicato dalla Lion Multiversity: Pax Americana, numero speciale connesso all’evento Multiversity, ideato e scritto da Grant Morrison, coadiuvato da vari disegnatori famosi.
Il numero in questione è disegnato da Frank Quitely, già visto su Authority e All-Star Superman, sempre su tetsi di Morrison, qui in grandissima forma, tanto da rendere al meglio le circonvoluzioni della scrittura di Morrison, mai così labirintica e complessa. Lo scrittore scozzese ha imbandito un piano ampio e complesso che ha a che fare con il Multiverso DC, l’insieme delle 52 Terre che compongono il vasto affresco narrativo della DC Comics, casa editrice di Superman, Batman e Flash.
La sintesi della serie è semplice: qualcosa sta corrompendo e portando all’autodistruzione, una dopo l’altra, tutte le Terre del Multiverso. Il veicolo principale di questa corruzione è un fumetto che infetta chiunque lo legga con questa corruzione, aprendo la strada alla distruzione della Terra.
Pax Americana si inserisce in quetso affresco, ma merita un posto particolare, perché è un’operazione molto delicata e rischiosa. La Terra di Pax Americana, infatti, non è una Terra “nuova”, come le altre viste nei primi nuemri, ma una Terra che ha una sua storia, in quanto è la Terra in cui vivono e agiscono gli eroi della defunta Charlton Comics, acquisita dalla DC negli anni ’80, poco prima del megacrossover Crisis on the infinite Earths. Captain Atom, Nightshade, sgt Steele, Peacemaker, Question e Blue Beetle non sono personaggi nuovi di zecca o “versioni alternative” degli eroi più famosi della DC, ma personaggi autonomi, poi confluiti nel grande calderone DC. Ma ad un lettore attento non sarà sfuggito un particolare: sono anche i personaggi su cui Alan Moore ha costruito il suo Watchmen.
Cover del volume riedizione recente di Watchmen di Akan Moore e Dave Gibbons. © aventi diritto

Cover del volume riedizione recente di Watchmen di Akan Moore e Dave Gibbons. © aventi diritto

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Ebbene, Morrison procede ad un lavoro di cesello che riprende i personaggi originali, aggiornandoli tenendo conto della visione distopica di Moore. E’ evidente, ad esempio, che il Captain Atom di Morrison è più simile al Dr Manhattan che all’originale Captain Atom o alla versione post-Crisis della DC stessa.
Captain Atom, da Multiversity. Pax Americana Tavola 14 vignetta 1 testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely © aventi diritto

Captain Atom, da Multiversity. Pax Americana Tavola 14 vignetta 1 testi di Grant Morrison disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto


Pinup di Captain Atom. © aventi diritto

Pinup di Captain Atom. © aventi diritto


Dr Manhattan protagonista di Watchmen © degli aventi diritto

Dr Manhattan protagonista di Watchmen © degli aventi diritto


Vi compaiono, ovviamente, anche citazioni provenienti da altre fonti, come la vignetta sotto riportata, che riecheggia le soluzioni Opart e psichedeliche di Steve Ditko ai tempi di Nick Fury, agent of the SHIELD e Captain America.
Multiversity: Pax Americana, Tavola 4 vignetta 1, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © aventi diritto

Multiversity: Pax Americana, Tavola 4 vignetta 1, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © aventi diritto


Ma la sostanza è, ovviamente, il Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons, che troneggia come riferimento immediato. La riscrittura dei personaggi risente, ovviamente, delle poche pagine a disposizione (solo 22), oltre che della sceneggiatura contorta e dispersa su diversi piani temporali, per cui alcuni personaggi, come Question o Captain Atom, appaiono meglio tratteggiati, mentre alcuni, come il vicepresidente, sono personaggi ombra, la cui presenza e le cui intenzioni si intuiscono e si interpretano ma non si vedono chiaramente nella narrazione, mentre altri, come Nightshade, sono appena abbozzati e poco credibili o addirittura fanno solo da sfondo.
Certo, le strategie narrative utilizzate non sono sempre originali.
Ad esempio, l’albo si apre con una sequenza in reverse con l’omicidio di un presidente degli USA ad opera del superagente Peacemaker che ricorda l’omicidio di Kennedy, tecnica già vista nella sequenza di apertura del film di Kick-Ass, tratto da un fumetto indie. Tuttavia, vale la pena di far rilevare che la scena si confronta con la morte di Comedian all’inizio di Watchmen, per l’epoca almeno, originale, narrata in soggettiva dalla parte del killer.
Multiversity: Pax Americana, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. Tavola 2 vignette 5-8. © degli aventi diritto

Multiversity: Pax Americana, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. Tavola 2 vignette 5-8. © degli aventi diritto



Oppure il vicepresidente e Nightshade che scendono le scale in una sequenza che ricorda una scena con Lex Luthor in All-Star Superman degli stessi autori.
Multiversity: Pax Americana, Tavola 6 vignette 4b-10, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto

Multiversity: Pax Americana, Tavola 6 vignette 4b-10, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto


All-Star Superman, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto

All-Star Superman, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto



In ogni caso, è evidente lo sforzo di portare al limite le regole del fumetto demistificando la struttura narrativa del fumetto. Il tempo del fumetto, fintamente lineare, si scompone in una miriade di flashback e flashforward che replicano il concetto di tempo quadridimensionale di Captain Atom / Dr. Manhattan. Al tempo scomposto corrisponde un sistema di rimandi e di eco al cui vertice si colloca il fantomatico “algoritmo otto”, il concetto supermatematico scoperto da Nora O’Rourke, compagnia di Peacemaker, che è in realtà il simbolo dell’infinito ruotato di 45°, il nastro di Mobius. E tutta la storia è basata sulla ripetitività, sul modello del nastro di Mobius, tanto che la stessa immagine, quella del fantomatico “otto”, apre e chiude la storia: il simbolo della bandiera in fiamme nella prima vignetta di tavola 1 è un otto così come un otto sembra la mascherina che il giovanissimo futuro presidente Haley sfila al padre dopo averlo involontariamente ucciso nella vignetta 8 di pagina 24.

Multiversity: Pax Americana Tavola. 1, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto

Multiversity: Pax Americana Tavola. 1, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto


Nastro di Mobius realizzato dal disegnatore Escher

Nastro di Mobius realizzato dal disegnatore Escher


Multiversity: Pax Americana, Tavola 24, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto

Multiversity: Pax Americana, Tavola 24, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto


una rappresentazione del nastro di Mobius


Dietro il disegno ordinato c’è un loop ricorsivo da cui i personaggi non riescono a liberarsi, una ricorsività che, nel narrare la natura stessa del media fumettistico, condannato ad una continua rilettura e quindi ripetizione identica di se stesso, mette a disagio perché suggerisce qualcosa a proposito della ripetitività della vita anche del lettore. In cosa siamo diversi dai personaggi dei fumetti? Loro sono virtualmente immortali.

Noi no.

Multiversity: Pax Americana Tavola 7, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto

Multiversity: Pax Americana Tavola 7, testi di Grant Morrison, disegni di Frank Quitely. © degli aventi diritto

Rim City: un esperimento

Un omaggio ad un esperimento di crowdfunding fumettistico: Rim City.
Gif animata della protagonista di Rim City. © degli aventi diritto
Siamo felici che l’esperimento sia riuscito e il progetto vada avanti. Attendiamo presto nuove sul progetto. Nel frattempo, invito tutti a seguire lo sviluppo sul blog del Dr Manhattan
Good night and good luck, baby!

Pecos Bill parte seconda: il fumetto

La serie

Copertina del sesto numero di Pecos Bill nell'edizione statunitense

Copertina del sesto numero di Pecos Bill nell’edizione statunitense

Il leggendario eroe del Texas, cioè Pecos Bill in versione “made in Italy”, nasce il 3 dicembre 1949 ed è da subito destinato a raccogliere l’eredità dello splendido Kit Karson di Albertarelli ed a superare la nutrita concorrenza di altri grandi eroi dell’epopea western, già (più o meno) famosi e radicati nella produzione fumettistica nazionale: Kansas Kid (gennaio 1948), il piccolo Sceriffo (giugno 1948) e Tex (settembre 1948).
Pecos Bill fu ideato da Guido Martina, grande sceneggiatore Disney italiano. L’illustrazione fu affidata ad alcuni tra i più grandi disegnatori del momento: Paparella, De Vita, Canale, D’Antonio e D’Ami, ma anche Gamba e Battaglia.
Notevole fu l’impegno editoriale per realizzare le storie del nuovo personaggio. Per stendere adeguate sceneggiature ed individuare i soggetti furono consultate le pubblicazioni più autorevoli in materia (soprattutto, ovviamente, quelle statunitensi), di cui si dava atto all’interno degli albi stessi. Per la prima volta avvenimenti, paesaggi e costumi d’epoca trovavano riscontri di veridicità, che mai erano apparsi prima nel mondo fumettistico Western.
Il successo di Pecos Bill fu tale da creare per la prima volta in Italia un vasto fenomeno di merchandising, con la vendita di oggetti e giocattoli legati al cowboy leale e coraggioso (tra i quali una improbabile pistola) e rallentare per qualche anno il decollo di Tex.
Gli albi di Pecos Bill si inserivano nell’ambito della prestigiosa serie degli Albi d’Oro Mondadori, avevano un costo superiore rispetto ai fumetti della concorrenza (40 lire contro le 15 e 20 degli altri), avevano una periodicità quindicinale ed un formato grande con pagine colorate, che trovò ampio spazio nel mercato fumettistico.

Le pubblicazioni

La serie regolare:
A partire dal 1949 furono pubblicati 165 albi, distinti in tre sere.
1a serie (1949-51) 65 albi – Albi d’Oro
2a serie (1951-54) 78 albi – Albi d’Oro e Albi d’Oro della Prateria
3a serie (1954-55) 22 albi – Albi d’Oro della Prateria.
Le riedizioni:
Negli anni 1960-62 la serie viene ristampata dalla Mondadori ne Gli Albi di Pecos Bill, che hanno un formato più piccolo, sul modello de Gli Albi del Falco. Nell’edizione originale i primi albi avevano 4 strisce per pagina, nel formato ridotto ce ne stavano solo tre, per cui con gli ‘avanzi’ sono saltati fuori due albi in più.

Le straordinarie avventure di Pecos Bill parte !: le origini delle origini

Inizia con questo post una serie di articoli dedicata ad un eroe dei fumetti dell’immediato Dopoguerra, famoso ed amato da due generazioni di italiani: Pecos Bill.
L’eroe non violento (nel senso che non usa mai le pistole) occupa un posto di rilievo nella tradizione fumettistica italiana, stante il numero di appassionati che ancora oggi lo venera e legge.
In questa puntata, però, inizieremo dall’inizio, come in tutte le storie che si rispettano, ovvero dalle origini dell’eroe, quelle vere (si fa per dire), che si perdono nel folklore statunitense, al crocevia fra la leggenda e la narrazione popolareggiante…

Pecos Bill è un personaggio dell’immaginario statunitense.
Come molti dei suoi colleghi a stelle e strisce, ad esempio Paul Bunyan o John Appleseed, è oggetto di numerose leggende e tradizioni che lo collegano alla frontiera, a quel Far West che degli States rappresenta l’unico, vero mito di fondazione.
La sua presunta “storia” è ambientata nella fase della cosiddetta espansione territoriale verso occidente attraverso il sud-ovest di Texas, Nuovo Messico e Arizona. In realtà, è molto probabile che tutte le sue storie siano state inventate dallo scrittore statunitense Edward O’Reilly, che le mise su carta a partire dal 1916, per cui possono essere a giusta ragione considerate un esempio del cosiddetto fakelore (da “fake”, falso, + folklore), vale a dire quei materiali di invenzione presentati in modo da essere avvolti da un’aura pseudo-folclorica per farli sembrare narrazioni tradizionali.
Le prime storie sono state pubblicate nel 1916 da Edward O’Reilly sulla rivista “The Century Magazine” e raccolti nel 1923 nel libro “The saga of Pecos Bill”.
Il folklorista americano Richard M. Dorson in seguito scoprì che O’Reilly aveva inventato le storie spacciandole per folklore e che gli altri scrittori che avevano narrato le gesta del cowboy o avevano preso in prestito storie da O’Reilly o avevano aggiunte ulteriori avventure di propria invenzione. Una delle versioni più note delle storie di Pecos Bill è di James Bowman Cloyd, dal titolo “Pecos Bill: The Greatest of All Time Cowboy” (1937). Il romanzo ha vinto il Newbery Honor nel 1938 ed è stato ripubblicato nel 2007.
Le caratteristiche del personaggio sono improntate fin dalla prima apparizione al superlativo: è il più forte, il più abile ecc…. Famoso ed imbattibile domatore di cavalli, nella sua esistenza ha cavalcato anche un leone di montagna e addirittura un tornado in Kansas. Altrettanto leggendaria è la sua bravura nell’uso del lazo, anche se in realtà era solito usare come lazo un serpente a sonagli (rattlesnake in inglese) di nome Snake. A lui viene attribuita anche l’invenzione della sei colpi, della cattura col lazo degli animali (calf roping) e della successiva marcatura a fuoco (cattle branding). La sua origine ha del leggendario: nato intorno al 1830, figlio di una coppia molto prolifica (18 figli!), già dall’infanzia si dimostra eccezionale, tanto che ad un mese già parla e appena impara a sedere impara anche a cavalcare puledri. Durante la migrazione della famiglia, il piccolo Pecos cade dal retro del carro, ma la famiglia se ne accorge solo molto più tardi, quando la madre si ritrova una colazione non consumata (1 dozzina di uova!!!). Il bimbo invece cresce accudito, come nelle migliori leggende dai tempi di Romolo e Remo e Mosè, da un coyote e viene riconosciuto (anche l’agnizione, o riconoscimento, è parte del percorso formativo dell’eroe classico) dal fratello quando i due si incontrano per caso avendo Pecos compiuto 16 anni.
Da qui in poi, la leggenda prosegue decantando le sue numerose quanto improbabili imprese. Pecos ha una relazione con Slue-Foot Sue, una cowgirl altrettanto originale, usa a cavalcare un gigantesco pesce gatto lungo il Rio Grande. Il suo cavallo, chiamato Widow-Maker (creatore di vedove, perché ritenuto indomabile) o Lightning (lampeggiante), non si fa cavalcare da nessun uomo eccetto Pecos, che, in alcune sue avventure, cavalca invece un feroce e fedelissimo leone di montagna.
La storia del fidanzamento di Pecos e Sue è anch’essa all’insegna dell’eccesso e della auto-parodia. Infatti, dopo averla corteggiata sparando a tutte le stelle del cielo tranne una (the lone star, la stella solitaria, come viene anche chiamato il Texas), finalmente i due si sposano ma Widowmaker, incapace di accettare di dividere Pecos con chiunque, la fa cadere. La donna, sbatte per terra e rimbalza, sempre più in alto fino ad arrivare sulla Luna!
Poteva un personaggio del genere non colpire l’immaginario collettivo della nascente superpotenza mondiale? Ovviamente no. Così, rapidamente, all’eroe del West che amava il rodeo e il lazo vengono dedicati romanzi, ma anche sceneggiati radiofonici, fumetti e persino un serial modello il Flash Gordon di Buster Crabbe e un film animato, nel cartone Disney Melody Time (1948).
Nel film live action Disney del 1995, invece, dal titolo Tall Tale: The Unbelievable Adventures of Pecos Bill, Pecos Bill, interpretato dal compianto Patrick Swayze, muore dal troppo ridere, come il mezzo gigante Margutte del Morgante di Luigi Pulci.

E con l’omaggio al simpatico compagno di mangiate pantagrueliche del Gigante Morgante si chiude questa prima puntata de Le straordinarie avventure di Pecos Bill. A presto per le nuove puntate, the same Pecos time, the same Pecos channel…

Sitografia:
http://en.wikipedia.org/wiki/Pecos_Bill
http://americanfolklore.net/folklore/2010/08/the_birth_of_pecos_bill.html
http://www.manythings.org/voa/stories/Pecos_Bill.html

Cosenza fra le nuvole (di carta)

Domenica 12 ottobre Cosenza, grazie al festival Le strade del Paesaggio, ha assaporato un po’ dello splendente mondo dei fumetti e del cinema di animazione.
Centinaia di appassionati della nona arte hanno fatto lunghe file per poter assistere a due dei momenti topici del programma di questa edizione del festival, l’ottava.
Locandina del Festival del Fumetto di Cosenza

Locandina del Festival del Fumetto di Cosenza


Presso l’Auditorium A. Guarasci, in Piazza XV Marzo, un pubblico di giovanissimi ha assistito prima all’anteprima nazionale del cartone animato Oto, coprodotto da SQUARE MTC e RAI Fiction. Subito dopo la proiezione i presenti hanno potuto incontrare l’autrice, Fusako Yusaiu, maestra nell’arte del Claymation, l’animazione della plastilina, arte grazie alla quale vinto anche il Bagatto d’Oro nel 1971, riconoscimento attribuitole per la pubblicità del liquore Fernet Branca (erano i tempi di Carosello). Subito dopo, è stato presentato “Un amore mostruoso a Cosenza”, albo speciale dedicato a Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo, ambientato proprio in quel di Cosenza. Moltissimi gli appassionati e collezionisti determinati a far propria una delle mille copie a disposizione. Tutti gli altri possono leggere le gesta dell’Old Boy per le strade cosentine in versione ebook, disponibile dal 15 ottobre sul sito della manifestazione.
La mostra delle tavole originali dell’albo realizzate da Daniele Bigliardo e sceneggiate da Peppe De Nardo, curata da Raffaele De Falco, è ospitata al Museo del Fumetto, sito nella Salita Liceo vicino allo storico liceo cittadino intestato al filosofo Bernardino Telesio. Nel Museo sono esposte, oltre alle tavole della mostra dedicata a Dylan Dog, anche tavole originali sul tema “Morgana, la moda nel fumetto”, con opere di Milo Manara, Alberto Gennari, Luca Raimondo, Stefano Casini, Giampiero Casertano, Lucio Filippucci, Giuliano Piccininno, Bruno Brindisi, Luca Enoch.
Sabato 18 si terrà invece la presentazione del graphic novel “Canale Mussolini” realizzato per la casa editrice Tunué da Massimiliano e Graziano Lanzidei.
Manifesto della presentazione di Canale Mussolini

Manifesto della presentazione di Canale Mussolini

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