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Nella fabbrica delle nuvolette 7: appercezione sensoriale

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Author/linguist/professor George Lakoff ("...

Author/linguist/professor George Lakoff (“Don’t Think of an Elephant”) makes a lunchtime appearance at Stacey’s Books on Market Street to promote his latest project, “Thinking Points: Communicating Our American Values and Vision.” http://www.georgelakoff.com/ (Photo credit: Wikipedia)


Gli scienziati Lakoff e Johnson sostengono qualcosa di simile a quanto detto nel post precedente a proposito delle metafore: esse sono in realtà personificazioni mentali e fondamentali delle nostre interazioni sensori-motorie e fisiche con il mondo (1). Dunque una traccia comune esiste e va riscontrata, a mio parere, all’interno delle esperienze individuali, al di là del fatto che possa avere un’incidenza statistica o far riferimento a forme di appercezione sensoriale precedenti (ma non innate). Ma soprattutto, visto che lo spazio a disposizione si va sempre più contraendo (o, come diceva un noto giornalista sportivo televisivo “lu tempu è tirannu”), è il momento di dare una conclusione, anche se parziale e per niente soddisfacente (ma non è colpa dell’autore, perché l’argomento, come si è visto, è di quelli sfuggenti piuttosto anziché no).
Applicare queste teorie al mondo del fumetto porterebbe lontano. Tuttavia, una conclusione appare chiara: il modello di percezione è molto complesso, ben più complesso, comunque, di quanto può apparire la “closure” mcluodiana (2) o anche la cosiddetta sutura cinematografica (3), di origine psicanalitica, poiché coinvolge una varietà di approcci e si inserisce in quel discorso sulla percezione che vasta fortuna ha avuto nel ‘900 e in questo scorcio di secolo appena iniziato, anche grazie allo sviluppo prepotente della robotica e degli studi sull’intelligenza artificiale.
Anche se, di progressi veri e propri, ne sono stati fatti molto pochi: ancora oggi, il meccanismo della percezione appare complesso, appena sembra che sia stata trovata la chiave di volta, ecco che questa apre la porta a nuovi enigmi, a nuove domande, rimanendo quindi impenetrabile, mentre i ricercatori continuano ad aprire ogni nuovo strato sperando che sia l’ultimo, quasi come una bambina che apre una matrioska per scoprire quale segreto nasconda, per trovare la più piccola delle bambole a disposizione. Ammesso che ci sia.

Note:

1) G. Lakoff e C. Johnson, [1999] pp. 50-54. Sull’argomento, cfr anche George Lakoff – C. Johnson, Metafora e vita quotidiana, Milano, Bompiani, Collana Strumenti / Universita’, 2005 – ISBN 9788845233609;
2) cfr S. McCloud, [1999] pp. 68 e seguenti;
3) sutura cinematografica: la tecnica usata nei film per farci dimenticare che è la camera che “guarda”.

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