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Nella fabbrica delle nuvolette 5: la teoria dell’eleganza e del contesto

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La definizione di marcatori indicatori, come si evince dagli esempi del post precedente, è molto generica e dipende sempre dal contesto operativo.
Ad esempio, quali segni potrebbero essere marcatori temporali del fumetto? Innanzitutto, le didascalie temporali che, molto popolari fino a poco tempo fa, ora stanno gradualmente sparendo, anche nel fumetto seriale (resistono solo nella fascia di fumetti dedicati ad un pubblico pre-adolescenziale, come Topolino della Disney). Ma fungono da marcatori anche i dialoghi riportati nelle nuvolette, sia perché il tempo impiegato per leggerli (Tl) viene interpretato come tempo del dialogo (Td) e quindi, in ultima analisi, come tempo dell’azione (Ta), dal lettore, sia perché essi possono dare connotazioni temporali principali o assolute (rispetto, cioè, allo svolgimento cronologico della storia, o fabula) e secondarie o relative (indicazioni, cioè, che dicono al lettore quando avviene la scena rispetto ad un’altra equindi la posizione della prima all’interno dell’intreccio narrativo, cioè dello svolgimento narrativo, al sequenza delle scene così come il narratore la organizza). Ma possono essere indicatori temporali anche elementi della scena: avviene qualcosa di simile, ad esempio, quando la scenografia rimane uguale, così come l’inquadratura, ma la diversa illuminazione fa intuire che la scena si svolge in un arco temporale differente (in gergo tecnico, questa è una “dissolvenza incrociata”). In questo caso, è il gradiente luminoso ad indicare al nostro cervello il cambiamento nella vignetta, cambiamento che, dato che lo schema percettivo rimane identico in tutti gli altri suoi punti, viene “tradotto” in salto temporale (così come, del resto, avviene anche nella dissolvenza incrociata cinematografica). E questi sono solo gli esempi più evidenti. In generale, tutti gli stimoli visivi hanno il potenziale per trasformarsi in indicatori/ marcatori e la loro “disponibilità” a marcare questo o quel messaggio dipende dal momento logistico. In altre parole, un’icona può avere o no una funzione di marcatore, a seconda del contesto in cui è inserita. Per fare un esempio, all’interno di un pattern (1) regolare (come quello dell’immagine 12 (2)), l’immagine singola dell’elefante non funge da indicatore. Se invece è isolata in un contesto differente (Immagine 13), sì. E il suo significato può cambiare radicalmente a seconda del contesto in cui è inserita (immagine 14). In entrambe le immagini (l’inserimento dell’elefantino è opera dell’autore dell’articolo), l’elefantino preso dall’immagine 12 viene inserito in un contesto con differente pattern (immagine 13) ed ha un differente impatto: nell’immagine 13, l’elefantino sembra quasi essere un animale domestico, mentre nell’altra immagine appare come aperta violazione di un pattern differente.

Da


Note:
1) da wikipedia, Pattern è un termine inglese che tradotto letteralmente sta per modello, esempio, campione e, in generale, può essere utilizzato per indicare una regolarità che si osserva nello spazio e/o nel tempo nel fare o generare delle cose. Allo stesso tempo può indicare una regolarità che si riscontra comune a delle cose. L’uso di questo termine si ritrova in diversi ambiti, in architettura e nel design indica la ripetizione geometrica di un motivo grafico su un piano;
2) Disponibile all’indirizzo: http://lottabruhn.typepad.com/lotta_bruhn_illustration/2008/01/elephant patter.html?cid= 6a00d8341c785853ef011168fa2245970c.


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