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Nella fabbrica delle nuvolette 2: il tempo dei fumetti

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Nello spazio bidimensionale della vignetta, il tempo non esiste. O meglio, ha una sua natura particolare, in quanto è uno e trino. Occorre distinguere, infatti, vari tempi che interagiscono a costituire il tempo del fumetto. Si prenda una vignetta, ad esempio, una dall’Immagine 1.
una striscia da Bill Holman's Smokey Stover

Immagine 1: una striscia da Bill Holman’s Smokey Stover


Come si può vedere, i personaggi sono fermi, immobili, bloccati in un istante ben definito, ma infinitesimale, dell’azione. L’artista, dunque, deve sintetizzare “l’azione rappresentata come un tutto, traducendo la sequenza temporale in una posa senza tempo; di conseguenza, l’immagine mobile non è temporanea, ma è fuori della dimensione temporale” (1). Un primo tempo, dunque, è quello, assoluto, della vignetta. Come lo stesso Arnheim sostiene (nel caso specifico, per le arri visive, ma vale anche per le arti sequenziali), la sintesi avviene attraverso un gesto che sostituisce, più che sintetizzare, l’azione rappresentata. Non un fotogramma della scena, quindi, scelto dall’autore, più o meno arbitrariamente, ma un movimento che può non esistere, in realtà (Arnheim fa l’esempio della rappresentazione del moto delle gambe dei cavalli, descritte con la massima tensione delle zampe arcuate, immagine che non corrisponde a nessun movimento del cavallo, nella sua corsa (2) ma ne esprime simbolicamente il movimento. Eppure il tempo scorre, nella vignetta (è o no un’arte sequenziale, come la definisce Will Eisner?). Innanzitutto, c’è la questione del testo: il testo nei balloons deve essere letto. Inoltre, si presuppone che i personaggi ci mettano tempo a “recitarlo”. La vignetta successiva, infine, mostra gli stessi personaggi in diverse pose, quindi, un movimento deve esser avvenuto, e con esso uno scorrere del tempo. Questo è il tempo della narrazione, diverso, perché mutevole e in divenire, da quello, puramente atemporale, del livello iconico. Questo tempo, però, opera su un piano differente da quello iconico (che è atemporale per antonomasia, come nella pittura rinascimentale). Ha una natura puramente narrativa e può essere scomposto in diversi fattori temporali, chiaramente solo per comodità di analisi, visto che il tempo di cui si parla è davvero infinitesimale.
Il tempo, si è detto, non scorre nella vignetta. Scorre invece nella mente del lettore. Questo è un fattore fondamentale da considerare. Il lettore, infatti, scinde – dal punto di vista operativo, poiché sono coinvolte diverse parti del cervello – la lettura del testo riportato in nuvolette, didascalie, onomatopee varie da quello necessario per decodificare il livello dell’ambientazione e dei personaggi, la scena, insomma. Per questo, se il tempo di lettura del lettore è in realtà un tempo di decodifica del messaggio (Td), esso può essere scisso in due ramificazioni, il tempo di lettura (il tempo che impiega il lettore a leggere il testo contenuto in vignette, didascalie ecc…, indicato Tl) e il tempo dell’orientamento (il tempo che impiega il lettore a decodificare la situazione della vignetta, la posizione dei personaggi e l’ambientazione della scena, decidere quale sequenza di azioni sia da attribuire a ciascuno di essi a partire dall’immagine sintesi della vignetta e quali particolari dell’ambientazione sono fondamentali e quali trascurabili, da riportare alla vignetta successiva e, eventualmente, da seguire con attenzione nella vignetta successiva stessa, indicato con To). Il tempo di decodifica, però, per quanto possa essere infinitesimale, è un fattore personale, che dipende dalla cultura, dalla predisposizione dall’”esperienza” del lettore, nonché da fattori a lui esterni come le condizioni in cui ha luogo la lettura del fumetto (nel silenzio, nel rumore, da solo, in gruppo, in una biblioteca, nella stanza, accanto alla tv, in poco tempo, “a puntate”), che possono divenire fondamentali. Quindi questo tempo non può essere calcolato, ma deve essere desunto, per lo più dall’esperienza, di lettore e di autore. E’ uno dei passaggi principali, questo: capire il proprio lettore, il destinatario del messaggio, la cui importanza è di molto sottovalutata, nei testi di teoria, ma molto importante quando un autore inizia la sua attività (e anche in seguito). Sbagliare i tempi di decodifica vuol dire smarrire il ritmo della narrazione e, soprattutto, farlo smarrire a chi legge. Questi potrebbe averne a male, e non continuare la lettura, e guai all’autore.
L’autore, dunque, deve tener conto di tutto questo, per gestire correttamente il messaggio. Del resto, quando si scrive una lettera, si bada al destinatario e si calibra la forma della stessa in funzione di chi la riceverà. Non si scrive “caro” al proprio datore di lavoro, né “distinti saluti” al\la proprio\a fidanzato\a.
Quindi, a livello dell’autore, il tempo si sdoppia specularmente al tempo del lettore. Il tempo dell’autore, ovvero il tempo della narrazione (Tn), va suddiviso in un tempo dell’azione (Ta, corrispondente al tempo impiegato dai personaggi coinvolti nel compiere l’azione sintetizzata nella vignetta) e\o un tempo del dialogo (Td, tempo in cui ha luogo il dialogo fra i personaggi riportato nelle nuvolette). I due tempi hanno un percorso differente e vanno quindi analizzati separatamente.

Note:
1) Arnheim, [1994] p. 344;
2) ibidem;

2 – Continua

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