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Nella fabbrica delle nuvolette 1: il sistema dei segni del fumetto

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Non omnes arbusta iuvant humilesque myricae

Verg., Buc, IV

Lasciamo per un po’ la ricerca, spesso archeologica, di personaggi, serie ed autori del fumetto per addentrarci nei meandri della struttura cognitiva del nostro medium preferito. Questo è il primo di una serie di post che si propongono di analizzare la “struttura profonda” del fumetto come sistema di comunicazione.
In questo primo post ci occuperemo prevalentemente della sua struttura base.

Premessa
Di modelli di comunicazione la società contemporanea ne conosce numerosi, tutti complessi e degni di analisi. Mi si permetta, però, in premessa, di spiegare perché, fra tanti sistemi, si è deciso di analizzare, seppur sommariamente, la comunicazione a fumetti.
La scelta è legata a due ragioni, l’una teorica e l’altra pratica. Innanzitutto, il fumetto è sembrato il campo ideale perché, fra tutti i nuovi media a disposizione, è quello che dispone di un sistema di comunicazione segnica più astratto (?), meno legato al vincolo del realismo, dell’adesione ad un’immagine fedele alla presunta percezione comune della realtà esterna. In effetti, cinema e Tv sfruttano la confusione percettiva che si viene a creare fra immagine, sistema di codifica del messaggio e percezione comune del mondo, tanto che si parla ancor oggi di cinema verità, cinema realismo, reality tv, docu-fiction e tutte le forme promiscue che, giocando sull’equivoco immagine/realtà, hanno fatto la propria fortuna.
Il fumetto, invece, per sua natura, non può utilizzare, se non in modo sporadico ed occasionale, non certo al livello costitutivo, questa confusione. Il suo sistema di segni è dunque ben più formalizzato, basato su una serie di segni convenzionali che indicano (e il predicato è certamente adatto, vista la natura iconica del segno in questione), di volta in volta, le emozioni, i movimenti, i suoni, i rumori ecc…
Vediamo dunque questo sistema formalizzato nei suoi tratti essenziali.

I segni delle nuvole
Il fumetto dispone di un apparato segnico abbastanza limitato, in effetti, come si evince dalle immagini 1-5. La pagina bianca, detta tavola (Immagine 1a), viene scomposta in una griglia, i quadranti della griglia sono detti vignette (immagine 1b), sono per lo più di forma rettangolare, ma possono assumere forme varie, così come la griglia può essere molto elastica. Si va dalla griglia di Watchmen, abbastanza rigida, con le sue 9 vignette suddivise su tre fasce verticali di eguale misura, alla griglia bonelliana, sei vignette distribuite su tre righe verticali, non sempre della stessa misura, alla struttura in 3D del miglior McFarlane, ad esempio in Spiderman: Torment (1).

tavola formato comics

Immagine 1: tavola formato comics


All’interno delle vignette, tutto è icona (2); anche il testo, infatti, ha una sua valenza iconica, poiché (quando non è già inserito nel contesto figurativo della tavola, come nei celebri titoli di Spirit) è sempre inserito in forme particolari, che caratterizzano i tipi di comunicazione: le cosiddette nuvolette (o balloons, in lingua inglese, Immagini 2-4).
In sintesi, ecco le principali nuvolette:
fumetto

Immagine 2: una nuvoletta per un testo “parlato”

1. una forma ellissoidale con una pipetta che collega l’ellisse stessa al personaggio che “parla” serve per riprodurre il contenuto comunicativo attribuito al personaggio.
fumetto

Immagine 3: una nuvoletta per un testo “pensato”

2. se al posto dell’ellisse c’è una nuvoletta, il testo all’interno riporta le riflessioni, i pensieri, il contenuto riflessivo, insomma, del personaggio; in questo caso, la nuvoletta è di solito collegata con una serie di “bollicine” al proprietario dei pensieri riportati.

Immagine 4: una nuvoletta per un testo “urlato”

3. Se invece il personaggio sta urlando, o comunque alza la voce per trasmettere intensità la nuvoletta esplode in forma appuntite, a cui si associano, spesso, l’uso del grassetto per i caratteri del testo e un corpo dei caratteri molto grande.
Accanto a queste cornici grafiche, esistono poi delle cornici rettangolari o quadrate in cui vengono inserite notazioni spaziali e temporali: le didascalie (immagine 5a). Poste, di solito, all’angolo superiore sinistro della vignetta, indicano un salto spaziale e/o temporale della storia. Possono essere usate anche in sostituzione delle nuvolette per esprimere riflessioni e pensieri, simulando, in questo caso, la voce narrante propria di tanti film, polizieschi e non, made in USA (uno fra tutti, il bellissimo Blade Runner di Ridley Scott).
Vi sono poi i crediti (credits in inglese), ovvero le informazioni relative ad autori di testi, disegno (in inglese, di solito indicato con pencils, matite), chine (in inglese ink, da cui inker per l’italiano inchiostratore), colori, copertina (in inglese cover), casa editrice ecc… e il titolo della storia.
Infine vi sono le onomatopee (Immagine 5b), testi che indicano suoni e rumori. Possono assumere anche una forte valenza grafica, integrandosi nella struttura dell’immagine, ma normalmente sono recepiti come estranei al contenuto dell’immagine, quasi sovrapposte, come sottotitoli di un film in lingua originale.
Vignette e didascalie

Immagine 5: Vignette e didascalie


Vi sono quindi le immagini vere e proprie, ovvero:
1. i personaggi colti in azione, le figure,
2. la scenografia, che può essere più o meno abbozzata (in alcuni casi viene addirittura tralasciata e sostituita da uno sfondo monocolore),
3. le linee di forza, che servono a suggerire la direzione e, con il loro numero, l’intensità e la velocità del movimento. Linee che però possono essere usate anche per ragioni emotive, per descrivere stati d’animo, sfruttando lo stesso principio (più linee, maggiore è l’intensità dell’emozione).
Come si evince dalla pur sommaria descrizione della struttura segnica del fumetto, è evidente la sua natura fortemente formalizzata, dato che i segni usati sono distanti dalla percezione comune della realtà e assumono valore sempre più formalizzato nel corso dello sviluppo diacronico del media.

Note:
1) Spiderman è stato il titolo di una testata statunitense dedicata all’Uomo ragno creata appositamente per il disegnatore Todd McFarlane. La serie, dopo una serie di albi scritti e disegnati da McFarlane, passò ad ospitare autori e disegnatori a rotazione, fino a chiudere alla fine degli anni ’90. le prime storie, quelle disegnate appunto da McFarlane, erano caratterizzate da una serie di soluzioni grafiche innovative ed altamente cinetiche;
2) vedi, in proposito, S. McCloud, [1999] p. 34 e segg.;

Continua -1


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